Il coraggio di adattarsi

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Il COVID-19 ci ha colto tutti di sorpresa. Avevamo letto della peste nel Medioevo, o dell'influenza spagnola che seguì la Prima Guerra Mondiale, ma non pensavamo che un'epidemia del genere ci avrebbe mai colpiti. Ci sbagliavamo. Il COVID-19 ci ha fermati sulla via. Insieme ai miei colleghi della Consulta Femminile del Pontificio Consiglio della Cultura, vorrei condividere le mie esperienze del periodo di isolamento.

Innanzitutto è arrivata la paura. Il COVID-19 è un virus nuovo, spaventoso, di cui abbiamo contezza solo in maniera limitata. Vedendo con quanta facilità si è diffuso e quanto gravemente abbia colpito tantissime persone, la mia prima emozione è stata la paura. La fase della paura corrispondeva all'inizio dell’isolamento, che ci ha fortemente limitati in ciò che potevamo fare. Per diverse settimane, ho lasciato il mio appartamento solo per portare fuori i miei cani o per fare delle brevi corse.

La seconda è stata il coraggio di adattarsi. Abbiamo iniziato a lavarci le mani e a indossare le mascherine, preoccupandoci per la sicurezza degli altri e della nostra. Abbiamo scoperto che, per molti aspetti del nostro lavoro, non era necessario andare in ufficio. Per questo motivo ho iniziato a lavorare a distanza - e ho anche dato una mano all'operazione del Foreign and Commonwealth Office per rimpatriare 38.000 cittadini britannici da 57 paesi in tutto il mondo, lavorando con un team basato principalmente nel Regno Unito ma con alcuni membri (come me) nel mondo. Mi sono trovata ad aiutare l’organizzazione di voli charter per l'India ed il Pakistan. Lo stesso è accaduto più a livello locale. Non potevamo incontrarci di persona, ma potevamo farlo online. Abbiamo iniziato a organizzare delle videoconferenze con i contatti del Vaticano, poi li abbiamo estesi ad altre persone interessanti in tutto il mondo, come le religiose che stanno rispondendo alla crisi nel Sudan del Sud, in Italia e Spagna. Improvvisamente, la tecnologia sembrava non limitare ma liberare. Ho potuto fare un brainstorming virtuale con il team a Londra che sta preparando il Summit COP26 sul cambiamento climatico che si terrà a Glasgow nel novembre del prossimo anno. In futuro, spero che prenderemo meno aerei per le riunioni e faremo più collegamenti online con i colleghi che lavorano lontano da noi. Adesso sappiamo che è possibile farlo.

La terza è stata la pace. Dopo lo shock iniziale, è stato bello avere un’agenda libera da impegni. La vita da Ambasciatore presso la Santa Sede può essere molto impegnata. Improvvisamente, tutti gli eventi sono stati cancellati. Il mio tragitto per arrivare in ufficio è breve, ma anche questo è stato cancellato. Ho trovato il tempo per dedicarmi ad altre cose. Una di queste era leggere. Mi sono immersa in una serie di libri sulla Seconda Guerra Mondiale, e in particolare sulle memorie dei sopravvissuti all'Olocausto o libri sulle persone perseguitate dai nazisti per aver difeso il loro credo. Leggere quelle terribili esperienze ha certamente fatto sembrare banali le mie sofferenze. Mi sono dedicata alla lettura di altre esperienze di cui non ero a conoscenza, come ad esempio essere un immigrato nigeriano negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Sebbene sia stata rinchiusa tra le mura del mio appartamento, ero libera con l’immaginazione.

La quarta esperienza è stata quella della comunità. Sono stata fortunata ad avere tre dei miei quattro figli con me a Roma durante l'isolamento per il periodo più lungo da alcuni anni a questa parte. Abbiamo riscoperto la gioia di essere una famiglia, di condividere i pasti, le serate di film e di dividere le faccende di casa tra di noi. Al di là della famiglia, ho partecipato ai video-aperitivi con gli amici, realizzando nuovamente che la distanza non era un ostacolo per rimanere in contatto. Ho fatto alcune nuove e belle amicizie durante questo periodo.

Infine, la frustrazione. Mentre l'isolamento continuava, mi mancava l'esercizio fisico e gli incontri di persona. Mi mancava la campagna e stare a contatto con la natura. È stato un sollievo quando ci hanno permesso di uscire di nuovo. Mi ha fatto apprezzare di più il piacere di una lunga passeggiata in un luogo suggestivo o di una serata con gli amici. Queste erano le cose che, forse come la maggior parte delle persone, mi mancavano.

Quale insegnamento dobbiamo trarre da questa esperienza? L'isolamento ci ha dimostrato che tutti noi possiamo fare cambiamenti radicali, se necessario. La sfida ora è mantenere questa consapevolezza anche dopo l'isolamento, volare di meno e occuparsi di più dell'ambiente. L’isolamento ci ha ricordato che le cose migliori della vita sono anche le più semplici: la famiglia, gli amici, la cucina e la conversazione. Ci ha ricordato che la nostra vita si arricchisce se ci prendiamo del tempo per noi stessi, per leggere e riflettere. Ho cercato di guardare la messa di Santa Marta al mattino e mi è piaciuto ascoltare i pensieri di Papa Francesco per ciascuna giornata. Lo streaming della messa di Santa Marta è stato sicuramente uno dei punti forti dell'isolamento.

La sfida per tutti noi ora è quella di applicare ciò che abbiamo imparato in questo tempo, di valorizzare le cose che si sono rivelate importanti per noi, e di non scivolare di nuovo nelle nostre vecchie abitudini. Il virus, naturalmente, è ancora qui, quindi dobbiamo essere fisicamente vigili. Ma dovremmo anche essere vigili per far sì che questo sia stato un periodo di apprendimento e di crescita durevole ora che torniamo a una routine più normale.

*SALLY AXWORTHY, AMBASCIATORE BRITANNICO PRESSO LA SANTA SEDE