Perché ricorderò il lockdown

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Ricorderò il lockdown per la sequela di lunghe giornate interminabili che sembravano tutte sfuggire di mano, portate via dal lavoro, dalle scadenze, dal giornale che imponeva articoli entro un certo orario, dagli aggiornamenti al sito ma soprattutto da quel pensiero fisso che mi tallonava come un'ombra. Una specie di ansia di sottofondo per i miei genitori anziani che vivono in Emilia, in una zona da cui ogni sera arrivavano funesti conteggi di amici o parenti finiti in ospedale, di qualche conoscente che non ce l'aveva fatta. Gente che non frequentavo, ma il paese è talmente piccolo che ci si conosce tutti. E così mi è anche capitato di telefonare alla famiglia di una signora che un lunedì era stata caricata da sola su una ambulanza. Il venerdì successivo l'ospedale aveva comunicato alle figlie e al marito che era morta. Nessuno aveva mai potuto vederla, accudirla, salutarla. Si chiamava Marcella e ancora ricordo il volto allegro che talvolta, quando ero piccola, incrociavo davanti al negozio di frutta e verdura.

Il lockdown ha insegnato a misurare le assenze e le presenze, così come le troppe volte in cui fingevamo di non curarci dei loro confini. In quei giorni, anche per non sentirmi troppo assediata dal pensiero, cercavo di trasformare le assenze in un simulacro di presenze.  Ogni sera accendevo una candela e la appoggiavo sul davanzale del balcone. Poi rivolgevo il pensiero a tutti quei nonni sconosciuti che si stavano spegnendo in totale solitudine, sprofondati nel silenzio, tormentati dalla impossibilità di guardare per una ultima volta negli occhi il proprio figlio, il proprio nipote, la propria moglie. Allora immaginavo che, volando via, quelle anime potessero vedere dall'alto la mia piccola luce. Era il mio saluto per tutti loro. Mi dava consolazione.

Non so dire se questi tre mesi ci avranno resi migliori o peggiori, in fondo la riflessione di per sé è perfino inutile. Sicuramente, questo tempo ha ristabilito il confine tra la vita e la morte. In proposito, tutto ciò che si dava quasi per scontato non ha più valore; il Covid-19 ha imposto un nuovo sguardo. Ci ha fatto capire che in realtà non possiamo controllare nulla, nemmeno volendo, specie quando si ha a che fare con un nemico invisibile, spietato, potente e capace di pareggiare gli uomini come una livella. Questa percezione ha prodotto nuove consapevolezze. A me pare già un passo avanti.  

*Franca Giansoldati, giornalista, è stata Capo desk Vaticano per l'agenzia Ansa e dal 2007 è a Il Messaggero. Ha al suo attivo numerosi libri e importanti premi.