Con le donne, per le donne, per tutti

Print Mail Pdf
condividi  Facebook   Twitter   Technorati   Delicious   Yahoo Bookmark   Google Bookmark   Microsoft Live   Ok Notizie

Il 23 febbraio 2020 rientravo da un viaggio in Lombardia e in Veneto: durante il viaggio e il soggiorno cominciavano ad arrivare notizie preoccupanti di contagi proprio su quelle zone. Da un momento all’altro avrebbero chiuso tutto, e ho avuto anche paura di non riuscire a rientrare. Ma ce l’ho fatta. Da quel giorno non ho più viaggiato. Io, che avevo una media di due o tre viaggi a settimana per eventi e conferenze… Ho fatto la prima lezione di economia politica come inizio del secondo semestre e anche lì, nel giro di pochi giorni è cambiato tutto ed è iniziata la didattica online: riorganizzazione completa del percorso, degli obiettivi, dei metodi. Apprendimento anche per noi professori.

Ricordo i primi giorni di fermo e di chiusura in casa vissuti con sentimenti contrastanti: da una parte il desiderio di cogliere l’occasione per poter dedicare tempo all’approfondimento e allo studio, dall’altra il vivere le angosce delle situazioni che si vivevano in Italia e nel mondo e sentirsi inermi. C’era il desiderio di contribuire, accompagnato dalla consapevolezza che il contributo più importante in quel momento era quello di rispettare le regole ed evitare di muoversi, di incontrare persone. In questo scorrere delle giornate in cui tutto sembrava uguale, compresi gli innumerevoli incontri e riunioni a distanza, all’improvviso e nel giro di pochi giorni di distanza una dall’altra sono arrivate due richieste importanti: la task-force femminile “Donne per un nuovo rinascimento” presso il ministero delle pari opportunità e della famiglia, e una collaborazione con la commissione Covid-19 istituita da Papa Francesco per offrire pensiero e azioni nella pandemia e per il futuro prossimo, in cui avrei dovuto collaborare con un team internazionale di economisti ed imprenditori. Ho avvertito queste richieste come una chiamata ad esserci, pensare e agire, con le donne e per le donne. Nella task-force del ministero ho incontrato donne entusiaste, con grandi competenze e visioni di futuro. Abbiamo lavorato e stiamo lavorando per elaborare un processo in cui l’apporto femminile possa fare la differenza anche nel ripensare economia, lavoro e società dopo la pandemia. Il tutto a partire da una consapevolezza contingente: le donne sono più esposte, più colpite e quelle che subiranno di più gli effetti economici della pandemia. La commissione Covid-19 del Vaticano mi ha dato una percezione più globale del fenomeno: purtroppo ad ogni latitudine le donne soffrono e soffriranno di più per gli scossoni della pandemia, e quasi dappertutto sono escluse dai luoghi, anche di governo dell’emergenza, dove si pensa e costruisce il futuro prossimo. Questo purtroppo è uno svantaggio per tutta la società e non solo per le donne. Ci sono alcune rare eccezioni che dimostrano che laddove le donne hanno potuto contribuire alla gestione dell’emergenza, i risultati sono più efficaci (NYT, Forbes).

Il mondo del dopo-Covid19 ha bisogno di una nuova corresponsabilità tra uomini e donne: “La relazione tra uomo e donna è poi compresa nei termini di una vocazione a vivere insieme nella reciprocità e nel dialogo, nella comunione e nella fecondità (cfr. Gn 1,27-29; 2,21-25) in tutti gli ambiti dell’esperienza umana: vita di coppia, lavoro, educazione e altri ancora. Alla loro alleanza Dio ha affidato la terra” (Documento finale Sinodo dei giovani n. 13).

Sguardi nuovi sul mondo che possiamo contribuire a costruire stanno arrivando da alcune economiste che già da qualche anno avevano iniziato a proporre visioni alternative ai modelli esistenti. Ora queste proposte stanno diventando salienti. Il filo rosso che lega questo pensiero femminile emergente è l’attenzione ad un’economia più inclusiva, rispettosa di tutti e della terra, attenta alle relazioni. Il primo Nobel per l’economia, nel 2009 è andato a Elinor Ostrom, che si è occupata di gestione cooperativa dei beni collettivi. E nel 2019 il Nobel va a Esther Duflo, che lavora in modo concreto sulle povertà. In questi 10 anni incontriamo Kate Raworth, che ridisegna anche visivamente il concetto di sviluppo, attraverso l’immagine di una ciambella; Mariana Mazzucato che sfida l’ortodossia, propone un nuovo concetto di valore economico e anche un nuovo ruolo dello Stato nel sistema economico; Stephanie Kelton con le sue riflessioni non convenzionali sui temi del debito e del deficit, provando a paragonare i bilanci nazionali ai budget familiari; Carlota Perez sulla ridefinizione di nuovi stili di vita e di crescita economica; Jennifer Nedelsky e le nuove norme per armonizzare lavoro e cura, considerando queste due dimensioni come essenziali per lo sviluppo di una vita buona per tutti e non solo per le donne. L’elenco potrebbe continuare, ma qui basta sottolineare che queste donne stanno dando un impulso grande al cambiamento, nella linea di attenzione al bene comune e per il beneficio di tutta l’umanità.

La pandemia ha dunque contribuito a far crescere in me un’attenzione rinnovata alle donne, porzione dell’umanità che non ha ancora potuto esprimere al meglio le proprie potenzialità a causa di norme sociali, stereotipi, stratificazioni storiche. Ho compreso meglio quanto tutto questo possa essere a beneficio di tutti, un tassello per una costruzione di una vita comune più rispettosa della vita, delle relazioni, del bene comune nella visione di ecologia integrale promossa dalla Laudato si’.

*Alessandra Smerilli, Figlia di Maria Ausiliatrice, Professore ordinario di Economia Politica presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium